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Quadri di sintesi
Picture 28 Giugno 1914
Assassinio di Francesco Ferdinando
Picture 28 Luglio 1914
L'Austria dichiara guerra alla Serbia
Picture 1 Agosto 1914
La Germania dichiara guerra alla Russia
Picture 3 Agosto 1914
La Germania dichiara guerra alla Francia e invade il Belgio
Picture 4 Agosto 1914
La Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania
Picture 26 Agosto 1914
L'esercito russo sconfitto a Tannenberg e ai laghi Masuri
Picture 5-12 Settembre 1914
La battaglia della Marna
Picture 18 Ottobre 1914
Corsa al mare - La prima battaglia di Ypres
Picture 25 Dicembre 1914
La tregua di Natale
Picture 22 Aprile 1915
Comincia la seconda battaglia d'Ypres
Picture 25 Aprile 1915 — 1 Gennaio 1916
La campagna di Gallipoli
26 Aprile 1915
Il Patto di Londra
Picture 7 Maggio 1915
Il transatlantico Lusitania è affondato da un U-boat tedesco
24 Maggio 1915
L'Italia dichiara guerra all'Austria
Picture 21 Feb. 1916 — 15 Dic. 1916
La battaglia di Verdun
5 Maggio 1916 — 27 Giugno 1916
La Strafexpedition
Picture 31 Maggio 1916 — 2 Giugno 1916
La battaglia navale dello Jutland
Picture 1 Luglio 1916 — 13 Novembre 1916
La battaglia della Somme
Picture 3 Febbraio 1917
Ritirata dei tedeschi dietro la Linea Hindemburg
Picture 6 Aprile 1917
Gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania
24 Ottobre 1917
La battaglia di Caporetto
Picture 20 Nov. 1917 — 7 Dic. 1917
La battaglia di Cambrai
Picture 3 Marzo 1918
Russia e Germania: Trattato di Brest-Litovsk
Picture 18 Marzo 1918 — 1 Luglio 1918
Offensiva tedesca del 1918
Picture 8 Agosto 1918 — 11 Nov. 1918
Offensiva alleata dei 100 giorni
Picture 24 Ott. 1918 — 4 Nov. 1918
Vittorio Veneto
Picture 4 Novembre 1918
Italia e Austria: L'armistizio (patto di Villa Giusti)
Picture 11 Novembre 1918
La Germania firma l'armistizio con gli Alleati – Data ufficiale della fine della Prima Guerra Mondiale
Picture 28 Giugno 1919
Conferenza di pace di Parigi - Trattati di pace - 1919/1920
indice date
Fanteria francese (wikipedia)

La Grande Guerra

Timeline Prima Guerra Mondiale: testi, mappe interattive, immagini, video.

A cura di Giuseppe Bettati e Daniele De Stefano.

Quadri di sintesi

Lo scoppio della guerra


Le alleanze

Nel 1882 gli imperi di Germania e Austria-Ungheria e del Regno d'Italia avevano firmato un patto militare chiamato la Triplice Alleanza. Il Trattato aveva natura prettamente difensiva; in sostanza ogni Stato aderente avrebbe dovuto aiutare gli altri solo in caso di attacco. La Triplice intesa fu un'intesa politica raggiunta tra Francia, Regno Unito e Impero russo nel 1907.
** Nel 1915, L'Italia si schierò con la Triplice Intesa dichiarando guerra all'Austria.


La Prima Guerra Mondiale è un conflitto tra gli Imperi centrali e gli Alleati

Gli Imperi centrali (in rosso) sono l’Austria-Ungheria, la Germania, la Bulgaria e l’Impero Ottomano. Alleati importanti (in giallo) sono la Serbia, la Russia, la Francia, il Regno Unito, l’Italia, il Belgio e gli Stati Uniti.



Le linee tratteggiate indicano i vari fronti.


Contrasto tra nazioni: Italia-Austria

Il contrasto storico tra Italia ed Austria-Ungheria risaliva all’Ottocento, al periodo del Risorgimento. Le terre del Trentino, di Trieste e Gorizia erano sotto il dominio dell'Austria.


Contrasto tra nazioni: Francia-Germania

Spirito di revanscismo (rivincita) della Francia nei confronti della Germania dopo la sconfitta francese di Sedan (1870 - Guerra franco-prussiana) e annessione dell'Alsazia e della Lorena da parte della Germania.


Contrasto tra nazioni: Inghilterra-Germania

Nell’ottica dell’incremento dei propri armamenti e dell’ampliamento del proprio impero coloniale, la Germania si era data alla creazione di una grande flotta navale che potesse competere con l’Inghilterra, da sempre dominatrice dei mari; questo fu motivo di grande attrito tra i due Paesi.


Contrasto tra nazioni: Corsa agli armamenti da parte delle più grandi nazioni d’Europa

Nel corso dell'Ottocento tutte le grandi Nazioni avevano ampliato i propri armamenti e si erano gettate alla rincorsa di un impero coloniale; questi due aspetti sono intrecciati tra di loro in quanto le grandi industrie erano favorevoli sia al proliferare degli armamenti, in quanto così ottenevano commesse statali per la produzione di armi, sia perché le spedizioni coloniali ampliavano il mercato, oltre che procurare nuove materie prime.


I Balcani polveriera d'Europa

Aspirazione al dominio sui Balcani
L’annessione della Bosnia Erzegovina da parte dell’Austria nel 1908 fece infuriare sia la Russia che la Serbia; la Serbia, sostenuta dalla Russia, voleva unificare tutti i Paesi slavi sotto di sé (come aveva fatto il Piemonte, raggiungendo l’unità d’Italia, e la Prussia, raggiungendo l’unità della Germania); la Russia voleva ottenere uno sbocco sul mare attraverso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, o attraverso il Montenegro: l’indebolimento della Serbia, comunque, non le andava bene.


I Balcani polveriera d'Europa

1912/1913 - Le guerre balcaniche furono mosse contro la Turchia (Impero Ottomano) dopo che si scoprì la sua debolezza (Guerra di Libia italo-turca); la Serbia, assieme al Montenegro, alla Grecia e alla Bulgaria mossero guerra alla Turchia per l’indipendenza; durante questa guerra riuscirono a sconfiggere gli Ottomani e a prendere il sopravvento sui Balcani; dopo questa prima guerra la Bulgaria, pensando di essere piuttosto forte, mosse guerra ai suoi ex alleati, ma fu sconfitta; alla fine della seconda guerra balcanica la Serbia era divenuta molto potente, quindi Austria e Serbia in questa zona si confrontavano per la supremazia.


La causa scatenante

In seguito all'assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, che era l’erede al trono dell’impero austroungarico, l'Austria inviò un ultimatum alla Serbia. La Serbia rifiuta; accetta solo in parte l’ultimatum (rifiuta la presenza di funzionari austriaci nell’indagine sull’attentato). Il 28 luglio 1914 l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia.


Una lunga guerra

I comandi militari degli stati europei, e anche gran parte dell'opinione pubblica, pensavano che la guerra sarebbe stata breve. Si trattò, invece, di un conflitto di dimensioni mai viste in precedenza, che costò milioni di morti; produsse sofferenze gravissime e immense difficoltà economiche; cancellò quattro grandi e potenti imperi (Tedesco, Russo, Austriaco, Ottomano); favorì la nascita di nuove nazioni; diede inizio al declino economico dell'Europa e all'affermazione degli Stati Uniti sul piano mondiale.


Guerra tecnologica

Nuove e micidiali armi da fuoco:
- Le mitragliatrici
- Cannoni a lungo calibro - Lanciafiamme
- Gas asfissianti
Inoltre si utilizzarono sommergibili e aerei. Gli obiettivi dei sommergibili tedeschi furono i convogli che portavano rifornimenti dagli Stati Uniti in Europa. Fece la sua comparsa, anche se limitata, il carro armato, che divenne un'arma di grandissima importanza nella seconda guerra mondiale.
Guerra di massa: l’enorme numero dei soldati impiegati.
Guerra totale: ciascuno dei paesi belligeranti utilizzò per affrontare il conflitto la totalità delle proprie risorse umane, economiche, tecnologiche. L'esito della vittoria finale dipendeva interamente dalla capacità delle potenze coinvolte di mobilitare un maggior numero di risorse rispetto al nemico.


Guerra di movimento e guerra di posizione

La guerra di movimento, vale a dire avanzata rapida in campo nemico e, in prospettiva, la risoluzione del conflitto in tempi rapidi, caratterizzò solo l'inizio della guerra. I tedeschi furono infatti fermati sulla Marna (Francia, settembre 1914) e la guerra di movimento si trasformò in una lunghissima guerra di posizione, con gli uomini a combattersi per la conquista di poche centinaia di metri, asserragliati nelle trincee.

Le trincee erano fossati, rapidamente scavati nella terra da milioni di combattenti e protetti, nel lato che guardava il nemico, da barricate di sacchetti di sabbia, tronchi, filo di ferro spinato. Dove il terreno non permetteva scavo, si utilizzavano come fortificazioni ammassi rocciosi, mucchi di sassi. Le condizioni dei soldati erano terribili: fango, sporcizia, freddo, pulci e pidocchi. Fra trincee di opposti schieramenti si estendeva la "terra di nessuno", la cui ampiezza a volte non superava le poche decine di metri. In questo spazio si trovavano reticolati di filo spinato e mine, strumenti che avevano lo scopo di ostacolare gli attacchi dei nemici.

A lunghi periodi di stasi seguivano gli attacchi. I soldati uscivano in massa verso la trincea nemica, correndo allo scoperto sotto il fuoco delle mitragliatrici delle truppe attaccate. Numerosissimi attacchi (e successivi contrattacchi) furono sferrati nei lunghi anni di guerra, al prezzo di milioni morti, senza che la linea dei fronti mutasse in maniera significativa.







Il fronte Italiano


Testi e carte

2. Intro; 3. 24 maggio 1915; 4. Battaglia degli Altipiani 1916; 5. Presa di Gorizia: agosto 1916; 6. Caporetto: ottobre 1917; 7. Linea del Piave: novembre 1917; 8. Vittorio Veneto: novembre 1918; 9. 1918: Linea dell'armistizio.


Il fronte

Il fronte italiano, lungo circa 650 chilometri, si estendeva dal mare Adriatico sino al passo dello Stelvio, a confine con la Svizzera. Le regioni da esso interessate furono dunque il Trentino, il Veneto e il Friuli. Le linee difensive italiane ed austro-ungariche, che si fronteggiavano, spesso distavano poche centinaia di metri una dall’altra, soprattutto nelle zone di alta montagna.
All’inizio del conflitto i confini tra il Regno d’Italia e l’Impero asburgico erano ancora quelli stabiliti con la fine della III guerra d’Indipendenza, risalenti al 1866.
Gli Alleati chiamavano questa zona di guerra "Il fronte meridionale".
Anche su questo fronte si combatté una guerra di logoramento, con gli eserciti impegnati in una serie di assalti frontali che produssero milioni di morti e feriti; solo sul fiume Isonzo tra il 1915 e il 1917 si verificarono dodici battaglie, che l'Alto Comando definiva "spallate", volte a fiaccare la resistenza del nemico.
Per gli italiani la guerra aveva come principale finalità quella di conquistare le zone del Trentino e della Venezia Giulia, finalità sintetizzata nel motto "riscatto delle terre irredente di Trento e Trieste".


24 maggio 1915

L’Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915, dopo aver firmato segretamente il Patto di Londra con le potenze dell’Intesa il 26 aprile dello stesso anno. Questa decisione politica ribaltava le alleanze precedentemente strette con gli Imperi Centrali (Austria-Ungheria e Germania), stabiliti con la firma della Triplice Alleanza nel 1882 e poi ribadita più volte con nuove firme nel 1896 e nel 1908.
Questa decisione non prese del tutto alla sprovvista l’Austria-Ungheria che conosceva da tempo le mire che il Regno d’Italia aveva sulle terre del Trentino e del Friuli Venezia Giulia. Di fatto gli austro-ungarici dunque avevano già predisposto sul fronte orientale postazioni di difesa, forti e trincee. La mobilitazione italiana dell’esercito, proprio per la segretezza delle trattative politiche, avvenne con un certo ritardo, a partire dagli inizi di maggio, quando sono normalmente necessari almeno una quarantina di giorni per organizzare al meglio una campagna militare (sempre che l’esercito sia già dotato delle adeguate dotazioni belliche). Gli italiani invece difettavano di mitragliatrici e soprattutto di artiglierie pesanti.
Gli austro-ungarici alla dichiarazione di guerra risposero con il celere spostamento sul fronte italiano di alcuni contingenti di truppe, provenienti dal fronte orientale di Russia; erano soldati che conoscevano la guerra già da un anno, erano stanchi ma ben addestrati e mentalmente consapevoli e pronti al combattimento. Da parte nostra l’impreparazione e soprattutto la carenza di dotazioni belliche era evidente; ciò nonostante i primi giorni di guerra i nostri reparti avanzarono verso il fiume Isonzo e lungo i crinali di montagna, dallo Stelvio in Trentino fino alla Carnia in Friuli.
Da un memoriale dell’Alto comando austriaco questa comunque era la valutazione del nostro operare, che testimonia degli errori strategici compiuti sin dai primi giorni del conflitto: "Nella sua complessiva condotta, il nemico si mostra molto cauto, si avvicina piano piano alle posizioni ove pianta la propria artiglieria e subito si trincera sotto terra. Dal punto di vista tattico non è un procedere inetto ma strategicamente è assolutamente sconsiderato. Il momento favorevole (per una fulminea e vittoriosa avanzata) è ormai passato e nulla lo farà più tornare."


Battaglia degli Altipiani 1916

Gli austro-ungarici da diversi mesi, sin dalla fine del 1915, stavano maturando l’idea di organizzare una grande spedizione contro l’Italia; questa spedizione fu battezzata con il nome di "strafexpedition" (spedizione punitiva, per il "tradimento" della stipula del Patto di Londra, che aveva portato l’Italia ad abbandonare la Triplice Alleanza per passare dalla parte della Triplice Intesa). Il piano prevedeva un attacco in forze a partire da Trento per giungere fino a Venezia, in modo da prendere alla spalle tutte le armate italiane schierate sul fronte dell’Isonzo. Gli austro-ungarici quindi iniziarono un meticoloso studio del territorio e un lento ma continuo invio di truppe, rinforzi e approvvigionamenti nella zona degli altipiani tra la Valsugana e Asiago (a confine tra Trentino e Veneto). Diversi disertori, provenienti dalle schiere asburgiche, avevano avvertito i Comandi italiani di ciò che si stava preparando, ma da parte nostra non si diede molto credito a queste informative, considerate scarsamente attendibili.
Tra il 14 e 15 maggio ebbe inizio l’attacco con un bombardamento a tappeto sulle trincee italiane, che prese del tutto alla sprovvista i nostri schieramenti. Gli scontri videro un repentino avanzare delle truppe austro-ungariche, che concentrarono i maggiori sforzi sull’altopiano di Asiago; la città fu occupata tra il 27 e 28 maggio.La situazione bellica era assai preoccupante e la minaccia di uno sfondamento delle linee, con conseguente accerchiamento delle armate sull’Isonzo, fecero scattare l’allarme generale: arrivarono uomini da tutta Italia; furono coinvolti anche 120 battaglioni già impegnati sul fronte isontino. La controffensiva italiana ebbe successo anche grazie al contemporaneo intensificarsi degli scontri sul fronte russo; ciò costrinse gli austro-ungarici a spostare dei contingenti da questo fronte a quello orientale, indebolendo di fatto la loro azione.
Il 15 giugno il Comando austriaco ordinava il ripiegamento ponendo fine, di fatto, all’operazione. Dopo questo scampato pericolo gli Alti Comandi italiani maturarono la consapevolezza dell’importanza del fronte nella zona del Tirolo e stanziarono ben 400.000 uomini in questo settore.


Presa di Gorizia: agosto 1916

Il 1916 fu un anno di continui scontri sul fronte dell’Isonzo, con ben cinque battaglie campali da marzo a novembre.
La sesta battaglia passò alla storia come la "battaglia di Gorizia" perché al termine delle operazioni militari gli italiani riuscirono a conquistare la città, che era uno degli obiettivi primari sin dall’inizio del conflitto.La battaglia fu combattuta tra il 4 ed il 16 agosto e segnò il massimo avanzamento del nostro fronte. Gli austro-ungarici erano attestati sulle alture alle spalle di Gorizia, sul Monte Sabotino, ad Oslavia e sul Podgora; solamente un intenso utilizzo dell’artiglieria pesante ebbe la meglio sul nemico ma con ingenti perdite da entrambe le parti: 20.000 morti e 50.000 feriti per gli italiani, 40.000 morti per gli austro-ungarici.


Caporetto: ottobre 1917

Il 25 agosto 1917 era stata presa una importantissima decisione da parte del quartier generale austriaco: si doveva intraprendere un'offensiva in grande stile allo scopo di alleggerire la critica posizione delle armate austro-ungariche nella zona dell'Isonzo.
Dopo varie trattative i tedeschi inviarono le loro truppe a supporto di quelle austro-ungariche a patto che fossero loro a guidare le operazioni. Gli austriaci assunsero il compito dell'addestramento; i comandi tedeschi, infatti, esigevano un equipaggiamento abbastanza vario e, soprattutto, curato nei minimi particolari: attrezzatura da montagna, cannoni, artiglieria pesante, selle e oltre 5000 animali da soma.
A Udine, sede del Comando Supremo, da giorni si sapeva che gli austriaci stavano preparando un'offensiva, tanto che il generale Cadorna aveva ordinato di tenere controllata la testa di ponte di Tolmino, proprio vicino a Caporetto. Il 21 ottobre due soldati austro-ungarici si trascinarono carponi nelle postazioni italiane. Avevano portato con sé cartine topografiche e indicazioni sull'ora nella quale gli austriaci avrebbero attaccato, ma mancava la cosa più importante, la data dell'attacco. Queste informazioni arrivarono in poco tempo ai generali italiani, ma questi pensarono che gli austriaci avessero mandato questi due soldati con informazioni false per una azione di depistaggio; inoltre il maltempo, secondo le loro valutazioni, non era favorevole all'attacco.
In piena notte, tra il 23 ed il 24 ottobre, le truppe austro-ungariche si infiltrarono tra il filo spinato, senza che gli Italiani reagissero; i cannoni austriaci iniziarono a bombardare, anche lanciando bombe a gas. Tutti i soldati italiani erano muniti di maschere che però erano del tipo più antiquato, detto "polivalente", del tutto inadeguate. Dopo un secondo assalto la linea italiana di difesa fu completamente annientata: per precauzione i soldati degli Imperi centrali nella loro avanzata, quando trovavano delle trincee fortificate, gettavano nelle feritoie bombe a mano, per uccidere eventuali superstiti. A Udine nel frattempo, non erano giunte notizie chiare riguardo agli attacchi e non si inviarono ordini operativi. Alcuni battaglioni tedeschi avevano già raggiunto l'abitato di Caporetto, conquistandolo: esso era crocevia di passaggio sia per la pianura friulana che per la zona del basso e medio Isonzo. Il 28 ottobre, dopo appena quattro giorni di combattimento gli austro-ungarici entrarono a Udine; di fatto l’intero fronte era crollato.


Linea del Piave: novembre 1917

La gravissima sconfitta militare di Caporetto portò all'arretramento del fronte italiano di più di 200 chilometri, fino al fiume Piave, con perdita dell'intero Friuli Venezia Giulia e di tutta la zona alpina del Veneto. La disfatta ebbe dunque ripercussioni anche sul fronte più settentrionale, nonostante non fosse stato direttamente interessato: i soldati sul fronte carnico e bellunese dovettero abbandonare in gran fretta le postazioni per non essere sorpresi alle spalle.
Con la conquista austro-ungarica la popolazione friulana e veneta ebbe due sole scelte: rimanere nelle proprie case, sotto il giogo dell'occupazione straniera, o rifugiarsi al di là del Piave. Decine di migliaia di famiglie, allora, si sparpagliarono lungo la Penisola, come profughi di guerra.


Vittorio Veneto: novembre 1918

La battaglia di Vittorio Veneto segnò per l’Italia la rivincita sull’Austria-Ungheria, dopo la disfatta di Caporetto e portò alla resa dell’Impero, mettendo fine alla I Guerra Mondiale.
I soldati italiani, attestati sulla linea del Piave, il 24 ottobre 1918, esattamente un anno dopo la battaglia di Caporetto, partirono al contrattacco, sfondano le linee nemiche; poi, dirigendosi verso nord in Valdastico, raggiunsero la cittadina di VittorioVeneto; da lì l’avanzata, che non conobbe più resistenza da parte del nemico, prese le direttive di Trento da una parte e della pianura friulana, verso l’Isonzo, dall’altra; fu più la fame e l’esaurimento delle forze a piegare gli austriaci piuttosto che la nostra potenza di fuoco, ma la guerra era stata improntata sin dall’inizio al logoramento delle forze in campo, non importava quanti morti, feriti, mutilati, invalidi e dispersi essa potesse causare.


1918: Linea dell'armistizio

Le operazioni militari si conclusero per gli italiani il 3 novembre 1918 con la riconquista di gran parte del territorio precedentemente perso durante le offensive del 1917.
La città di Trento fu raggiunta per la prima volta dall’inizio del conflitto, mentre ad est i confini vennero riportati sulla linea del fiume Isonzo, compresa la cittadina di Gorizia.Gli austro-ungarici firmarono la resa a Villa Giusti, presso Padova, il 4 novembre, mentre i tedeschi protrassero le operazioni belliche sino all’11 novembre, quando a Rethondes firmarono a loro volta l’armistizio con i francesi.

L'Europa prima e dopo la guerra


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